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S.O.S. Haiti

Missionari con Maria


HAITI EMERGENZA URAGANO



Haiti nell’occhio dei cicloni


“Pioggia e rugiada, benedite il Signore; venti tutti, benedite il Signore...” (Dn 3, 64-65). Mentre cantavo, lodando il mio Dio e Creatore, per la bellezza dell’intera creazione, passavano nella mia mente le terrificanti immagini di una natura impazzita che riversava su Haiti e gli altri paesi caraibici desolazione e morte. Mi chiedevo, come conciliare vita e morte, gioia e desolazione, refrigerante brezza e salutare pioggia con la forza brutale del vento e la quantità devastante di acqua. Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, si trova sempre al centro dei cicloni. Le piaghe dell’uragano Jeanne (2004) non si sono rimarginate, Gonaives piange ancora i suoi 3.000 morti, ecco che si presenta con una forza inaudita una serie di uragani. “Israele gridò a Dio e il Signore salvò il suo popolo” (Est 10,3); o Signore, muòviti a compassione anche di questi discendenti di schiavi e figli tuoi.

La stagione degli uragani in questa regione dell’Atlantico va da giugno a novembre e può contare fino a 11 tempeste tropicali che possono cambiarsi in paurosi uragani. Questa volta ha inciso pesantemente il susseguirsi ravvicinato degli uragani, sempre con fortissimi venti e piogge torrenziali. Verso la metà di agosto fa la comparsa FAY che lascia nel fango una cinquantina di morti: segue GUSTAV con un centinaio di morti: dopo pochi giorni entra in azione HANNA con una scia impressionante di devastazione e con più di 500 morti nella sola Gonaives e subito dopo IKE con cento e più morti e, quasi non bastasse, si attende sempre in settembre JOSEPHINE. Gonaives e l’Artibonite pagano il tributo più alto in distruzioni e morti: acqua e fango in ogni angolo, fino a cinque metri di altezza. Tutto Haiti fu più o meno investito. Le strade già poco efficienti, trasformate in torrenti, molti ponti sono crollati, la maggior parte dei fiumi sono usciti dagli argini, moltissime case crollate, tetti divelti e fatti volare come fuscelli, alberi sradicati... La bella pianura dell’Artibonite, tutta una risaia, invasa da acqua e fango. Gros Morne, Chansolme, Jean Rabel, Port de Paix, Saint Louis du Nord inondati e disastrati. Il panorama attuale, scrivono i Padri, si presenta più catastrofico del 2004.

Le scuole, i locali dei vescovadi e delle parrocchie, i collegi privati... tutte le strutture efficienti sono a disposizione dei senza tetto. Le professioni religiose dei nostri giovani, l’8 settembre, passarono quasi inosservate. Benedetto XVI il 7 settembre inviò da Bonaria (CA) un SOS al mondo perché non dimentichi questi fratelli. Il p. Generale dei Monfortani invitava tutti i missionari a solidarizzare fattivamente. Mentre padre Serge Chadic, direttore della Caritas haitiana, comunicava al mondo la disperazione dell’intero paese. Ma oltre all’avversa climatología, Haiti vive una situazione di incertezza politica, ristagno económico, mancanza degli alimenti base e l’aumento incontrollato dei prezzi. Da tempo serpeggia nel paese un profondo malessere che portò nell’aprile scorso a violenti manifestazioni in tutte le città. La popolazione per il 70% vive al di sotto della soglia di povertà, mentre l’agricoltura, uno dei settori base, non garantisce il fabbisogno nazionale. Ed ora che risaie, bananeti, campi di caffè, mais e culture varie sono stati sepolti dall’acqua e dal fango e distrutti dai venti, la situazione si fa ancora più precaria. Haiti, il paese più povero delle Americhe, dipendente quasi in tutto dalla benevola attenzione degli Stati amici, continua la triste marcia della fame e della miseria. In Gonaives, Romano, l’animatore dell’unica emittente in funzione, interpella le Autorità e i politici totalmente assenti: “Dove siete?” chiede e, risponde: “oggi non avete bisogno..., vi vedremo nel 2011, quando ci saranno le elezioni”. Il bilancio in vite umane è impressionante. Non si può essere preparati davanti ad una successione tale di uragani, distanziati l’uno dall’altro di qualche giorno. La gente vive nell’angoscia per il timore che l’uragano in arrivo possa essere più devastante del precedente.

Carissimi amici, le grandi Assemblee internazionali appaiono inficiate da interessi di parte con tante promesse e poche attuazioni che raggiungano veramente le cause strutturali della fame e della miseria. Intanto il numero delle persone che soffrono la fame si avvicina sempre più ai 950 milioni. Amici, uniamoci nella preghiera al Dio e Padre di tutti gli uomini, implorando per questi fratelli così duramente colpiti e per la
loro terra, il cambio dei vestiti di lutto nei vestiti di festa (cf. S 30): mettiamo insieme le piccole gocce della nostra solidarietà, sicuri che quanto diamo ai poveri lo imprestiamo a Dio, il quale ce lo ridarà in benedizioni, grazie e nella vita eterna.

Paipa 15 settembre 2008 p.Ugo Paccagnella
missionario monfortano


Per eventuali offerte inviare a
Apostolo di Maria - via Legnano, 18 - 24124 Bergamo-Redona
CCP n. 20 52 45 specificando sempre. P.UGO/HAITI


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